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ToggleNB: Non tutti gli adempimenti si applicano nello stesso modo a ogni azienda!
Il regolamento segue un approccio basato sul rischio e distingue tra fornitori, deployer e differenti tipologie di sistemi. Tuttavia, anche gli utilizzi più comuni richiedono oggi maggiore consapevolezza e capacità di dimostrare le scelte adottate.
1 - L’AI utilizzata in azienda deve essere conosciuta e governata
2 - Chatbot e assistenti virtuali devono essere trasparenti
Uno degli aspetti più concreti per siti web ed e-commerce riguarda chatbot, assistenti virtuali e agenti AI.
L’articolo 50 prevede che i sistemi destinati a interagire direttamente con persone fisiche siano progettati in modo che l’utente venga informato di stare interagendo con un sistema di intelligenza artificiale, salvo che ciò risulti già evidente per una persona ragionevolmente informata e attenta.
Se un’azienda mette a disposizione un chatbot, deve quindi verificare che il sistema e l’interfaccia rendano questa informazione chiara al più tardi al momento della prima interazione. Una formula semplice può essere:
“Sono un assistente virtuale basato su intelligenza artificiale.”
È inoltre utile spiegare che cosa può fare l’assistente, quando può intervenire un operatore umano e come vengono trattate le informazioni inserite nella conversazione. Lo stesso principio può riguardare assistenti integrati in WhatsApp, sistemi di customer care e aree riservate di un e-commerce.
Cosa è richiesto in pratica: verificare che l’utente sia informato in modo chiaro e tempestivo della natura artificiale dell’interazione e che l’avviso sia accessibile e coerente con il funzionamento reale del sistema.
3 - Contenuti generati con l’AI: non tutto deve essere etichettato allo stesso modo
L’AI Act introduce obblighi specifici per alcune tipologie di contenuti generati o manipolati artificialmente.
La normativa presta particolare attenzione ai deepfake, cioè contenuti audio, immagini o video realistici che rappresentano persone, oggetti o eventi in modo artificiale o manipolato. I deployer che pubblicano questi contenuti devono rendere noto che sono stati generati o modificati con l’AI, con modalità adeguate al contesto.
Un obbligo di trasparenza riguarda anche i testi generati o manipolati dall’AI e pubblicati allo scopo di informare il pubblico su questioni di interesse pubblico. Il regolamento prevede però un’eccezione importante quando il contenuto è stato sottoposto a revisione umana o controllo editoriale e una persona fisica o giuridica mantiene la responsabilità editoriale della pubblicazione.
Questo significa che non ogni descrizione prodotto, caption social o immagine pubblicitaria realizzata con l’aiuto dell’AI deve automaticamente riportare la dicitura “generato con intelligenza artificiale”. Occorre valutare il tipo di contenuto, il suo realismo, la finalità della pubblicazione e la possibilità che induca in errore.
Le aziende dovrebbero quindi introdurre un controllo editoriale che verifichi correttezza delle informazioni, eventuali elementi ingannevoli, diritto d’autore, marchi, discriminazioni, necessità di etichettatura e avvenuta revisione da parte di una persona.
Cosa è richiesto in pratica: applicare le indicazioni di trasparenza ai contenuti che rientrano nell’articolo 50 e conservare un processo editoriale capace di dimostrare chi ha verificato e approvato la pubblicazione.
4 - La formazione sull’intelligenza artificiale è già un obbligo
5 - Attenzione ai dati di clienti e utenti
6 - Il controllo umano deve essere reale e proporzionato
Per gli utilizzi ordinari dell’AI, l’AI Act non introduce un obbligo generale e identico di revisione umana per ogni singolo output. Il controllo umano diventa però centrale quando il sistema può produrre conseguenze significative oppure quando la revisione editoriale consente di applicare correttamente le eccezioni previste per alcuni contenuti.
Nella pratica, la supervisione può consistere nella revisione di un testo prima della pubblicazione, nell’approvazione di una risposta commerciale, nel controllo di una raccomandazione automatica o nella possibilità per un operatore di intervenire durante una conversazione gestita da un chatbot.
La formula “human in the loop” non deve restare teorica. Occorre stabilire chi controlla, quali risultati richiedono approvazione e come sospendere o correggere il sistema in caso di errore.
Cosa dovrebbe poter documentare l’azienda: i ruoli di supervisione, i casi in cui è richiesta una verifica e le modalità con cui una persona può intervenire sul processo.
7 - Una policy interna rende le regole applicabili
Una policy sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale non è un documento obbligatorio con forma identica per tutte le organizzazioni. È però uno strumento utile per trasformare gli obblighi e le valutazioni aziendali in regole comprensibili.
La policy può indicare quali strumenti sono approvati, chi può usarli, quali dati non devono essere inseriti, quali contenuti richiedono revisione, quando informare gli utenti, come gestire errori e segnalazioni e chi autorizza nuovi sistemi.
Il documento deve rispecchiare le attività effettive. Una policy molto articolata ma mai comunicata o applicata offre meno tutela di poche regole chiare, accompagnate da formazione e controlli reali.
Cosa dovrebbe poter documentare l’azienda: regole interne aggiornate, comunicazione al personale e prove della loro applicazione nei processi quotidiani.
7 - Cosa dovrebbero fare ora le aziende
Per prepararsi al 2 agosto 2026, un’azienda con una presenza online dovrebbe almeno:
- censire gli strumenti AI utilizzati;
- individuare chi li utilizza e per quali attività;
- verificare chatbot e assistenti rivolti ai clienti;
- controllare quando è necessario dichiarare l’origine artificiale di un contenuto;
- definire regole per dati, pubblicazioni e supervisione;
- organizzare misure di AI literacy per dipendenti e collaboratori;
- verificare privacy, contratti e condizioni dei fornitori;
- conservare documentazione delle decisioni e delle attività svolte.
L’obiettivo non è creare burocrazia fine a sé stessa, ma evitare che l’AI venga utilizzata senza controllo, attraverso strumenti non valutati o con dati che non dovrebbero essere condivisi.
In caso di verifica: l’azienda dovrebbe essere in grado di spiegare il proprio ruolo e gli usi dell’AI, mostrando documenti e prove proporzionati al rischio e alle attività effettivamente svolte.
8 - Prepararsi all’AI Act senza bloccare l’innovazione
Nota: contenuto informativo aggiornato al 28 luglio 2026. Non sostituisce una valutazione legale sul caso specifico.
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